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Gli imperdibili




Il casellante Giovanni Tini è tra i vincitori del concorso da capostazione, dopo essersi finalmente iscritto al pnf. Un'adesione tardiva, provocata più dal desiderio di migliorare lo stipendio che di condividere ideali. Ma l'avanzamento ottenuto ha il sapore della beffa, come l'uomo comprende nell'istante in cui giunge alla stazione di Fornello, nel giugno 1935, insieme alla moglie incinta e a un cane d'incerta razza; perché attorno ai binari e all'edificio che sarà biglietteria e casa non c'è nulla. Mulattiere, montagne, torrenti, castagneti e rari edifici di arenaria sperduti in quella valle appenninica: questo è ciò che il destino ha in serbo per lui. Tre mesi più tardi, in quella stessa stazione, nasce Romeo, l'unico figlio di Giovanni e Lucia, e quel luogo che ai coniugi Tini pareva così sperduto e solitario si riempie di vita. Romeo cresce così, gli orari scanditi dai radi passaggi dei convogli, i ritmi immutabili delle stagioni, i giochi con il cane Pipito, l'antica lentezza di un paese che il mondo e le nuove leggi che lo governano sembrano aver dimenticato.
Una sera del dicembre 1943, però, tutto cambia, e la vita che Giovanni, Lucia e Romeo hanno conosciuto e amato viene spazzata via. Quando un convoglio diverso dagli altri cancella l'isolamento. Trasporta uomini, donne, bambini, ed è diretto in Germania. Per Giovanni è lo scontro con le scelte che ha fatto, forse con troppa leggerezza, le cui conseguenze non ha mai voluto guardare da vicino. Per Romeo è l'incontro con una realtà di cui non è in grado di concepire l'esistenza. Per entrambi, quell'unico treno tra i molti che hanno visto passare segnerà un punto di non ritorno.
Eroe di guerra. Patriota. Ubriacone. Imperialista. Politico. Depresso. Scrittore. Visionario. Aristocratico. Voltagabbana. Pittore. Nel maggio del 1940 queste erano solo alcune delle «credenziali» con cui Winston Spencer Churchill si presentava alla Camera dei Comuni per assumere l’incarico di primo ministro del Regno Unito. La nazione era in guerra da otto mesi e le cose non stavano andando affatto bene. Più che un nuovo capo del governo, il paese invocava un condottiero, e pochi, in quei giorni cupi, avrebbero scommesso sull’ormai sessantacinquenne primo lord dell’Ammiragliato. Bastarono invece quattro settimane perché i sudditi di Sua Maestà scoprissero in lui il grande leader, l’uomo capace di commuovere e spronare, il comandante in grado di salvare l’esercito britannico dalla catastrofe di Dunkerque e di decidere così le sorti del conflitto.
Nell’epoca della mutazione mediatica e della definitiva rivoluzione della fruizione televisiva, stabilita dall’avvento dello streaming e dell’on demand,Aldo Dalla Vecchia ci riporta indietro nel tempo, alle origini dellaTV moderna, al nuovo modo di fare spettacolo introdotto dalla cosiddetta tivù commerciale e alla riscoperta di atmosfere e luoghi dissolti ormai nell’etere delle trasmissioni satellitari.
Rievocando 40 protagonisti, tra i tanti personaggi divenuti icone generazionali, questo memorandum riassume le tappe della cultura pop italiana, dal patriarcato di Mike Bongiorno alla leggenda di Non è la Rai, dall’eleganza di Corrado all’informalità di Fiorello, dal talent scout Claudio Cecchetto all’egemonia invisibile di Fatma Ruffini. Nomi e volti che si susseguono come pietre miliari, ascandire le distanze raggiunte da un viaggio durato 40 anni. I personalissimi ritratti delineati dalla penna dello scrittore sono corredati dalle cartoonesche illustrazioni di Gaspare Capizzi, che si abbinano al racconto come bislacche istantanee delle reminescenze puerili. Con il suo consueto tocco, Dalla Vecchia ci restituisce un quadro nostalgico agrodolce, edulcorato da uno stile cristallino, vellutato, delicato, che smuove dolcemente le corde della memoria assopita.

Andrea Schiavone

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